• Simona Sanchirico

Vita, formazione e fortuna di Sir John Soane

Dalla casa museo di Lincoln’s Inn Fields ai telephone kiosk di Londra.


Londra, John Soane's Museum (Wikimediacommons.org)

John Soane’s life began at 5 a.m. on 18 March 1778, the moment at which he left London for Italy (…) In his notebookes, sparse as they are, hardly a year passed without a mention of the anniversary of his momentous journey
(Darley 1999, p. 1)

Gli anni del Grand Tour


John Soane, ultimo figlio di un mastro muratore, nacque nel 1753 vicino a Reading, nel Berkshire. Nel 1768, su impulso dell’agronomo James Peacock, divenne allievo dell’intraprendente George Dance il Giovane, appena subentrato al padre nella professione di architetto municipale. Peacock e Dance fornirono a Soane, desideroso di migliorare la propria istruzione e posizione, l’occasione per esprimere il proprio talento. Dance era un architetto originale e innovativo e alcuni suoi progetti – tra cui la ricostruzione della Chiesa londinese di All Hallows - on - the -Wall, sita nei pressi del London Wall (le mura costruite dai Romani attorno alla città di Londinium), per il progetto della quale, di ritorno da un viaggio in Italia, si era ispirato al Tempio di Venere e Roma – costituirono una fonte di ispirazione per il giovane apprendista. Membro fondatore della Royal Academy of Arts, Dance ottenne per Soane l’iscrizione all’Accademia nel 1771 e l’anno successivo lo convinse a entrare al servizio di un “eminente costruttore con una vasta clientela” (Soane 1835). Henry Holland era contemporaneamente architetto e imprenditore edile e assunse Soane come impiegato, ritenendo che avesse già appreso a sufficienza sotto la tutela di Dance e Peacock.


Soane si trovò a comprendere rapidamente l’importanza dei privilegi di nascita nella carriera di Dance e Holland e la potenza delle dinastie nell’architettura dell’epoca georgiana. Lavorando negli studi dei due architetti, egli apprese non solo le basi della pratica architettonica, ma anche il funzionamento del sistema delle protezioni politiche. Da questo momento in poi la sua smisurata ambizione dominò ogni cosa: “Il mio disgraziato attaccamento all’Architettura è difficile da estinguere quanto la passione del gioco nella mente di un giocatore professionista!” (da una lettera a Richard Holland del 13 settembre 1810, in Darley 2000 p. 16). Brillante studente, vinse poi una borsa di studio della Royal Academy per trascorrere due anni in Italia e il suo Grand Tour (tappa fondamentale nell’educazione impartita ai giovani aristocratici inglesi, chiamati di persona a conoscere le vestigia dell’antichità classica e le meraviglie del Rinascimento) prese avvio alle 5 di mattina del 18 marzo 1778, quando lasciò Londra per l’Italia e la sua vita ebbe inizio, come leggiamo nella citazione con cui si apre questo articolo. Rimase affascinato dalla bellezza delle città – in particolar modo da Roma – e incantato dalle maestose rovine classiche.


Visitò personalmente molti siti archeologici, conobbe l’opera di Andrea Palladio e fu rapito dalle invenzioni di Giovan Battista Piranesi, che incontrò personalmente poco prima che questi morisse e di cui in futuro acquistò le acqueforti per la sua preziosa collezione. Dunque tra il 1778 e il 1780 viaggiò e visitò Parigi, Roma, Napoli e la Sicilia, dove completò la sua educazione architettonica e gettò le basi della sua vita futura: in soli diciotto mesi strinse legami con coloro che sarebbero diventati i suoi futuri committenti e amici fidati. Inoltre ritrasse e misurò gli edifici che lo avrebbero ispirato per il resto della vita e si conquistò una sudata sicurezza sociale e intellettuale: “In Sicilia, condivise con gli amici momenti lieti e avventure. Templi greci e pulci, grandiosi interni barocchi e notti trascorse in celle monastiche erano, ancora a sessant’anni di distanza, l’argomento di nostalgiche rievocazioni fra Soane e Rowland Burdon” (Darley 2000, p. 16). Nel 1780 tornò in patria e subito dimostrò il suo talento e la sua determinazione vincendo il concorso per la Banca d’Inghilterra (fig. 4): trattandosi di una ristrutturazione, vincolata a esigenze tecniche e funzionali, egli adottò soluzioni stilistiche diverse, lasciando impronte barocche nelle pareti esterne dell’edificio e adeguando invece gli interni al gusto neoclassico. Ancora vent’anni dopo, il suo straordinario successo, “dovuto principalmente all’istintiva laboriosità e merito” (lettera da C.H. Tatham a Henry Holland, Roma 7 giugno 1795), suscitava l’invidia di giovani architetti stranieri. Il suo talento era dovuto alla rapidità con cui riusciva ad assorbire motivi e figure planimetriche, alla capacità di rielaborare le forme preferite in innumerevoli e sottili variazioni e alla perseveranza con cui lavorava a un progetto finché non risultava perfetto.


La casa-museo di Lincoln’s Inn Fields


La trionfale trasformazione di John Soan, figlio di un muratore della campagna inglese, in Sir John Soane, massimo esponente della professione di architetto – insignito del titolo di cavaliere dal re Guglielmo IV nel 1831 – fu irta di difficoltà, malgrado i grandi riconoscimenti ottenuti. Soane, che aggiunse la “e” al proprio cognome verso i trent’anni e acquisì un blasone immediatamente dopo, considerò sempre l’umile nascita come il peggior svantaggio della sua vita. Architetto ormai affermato, orientato a contaminare lo stile neoclassico più puro – dilagante in Inghilterra – con elementi pittoreschi o esotici, nel 1813 acquistò la casa attigua alla sua – acquisita nel 1792 al numero 12 di Lincoln’s Inn Fields – destinando alcuni vani a museo. Era stato frattanto nominato professore di architettura alla Royal Academy e riteneva doveroso mostrare ai giovani studenti le bellezze riportate dall’Italia, educatrici e ispiratrici, modelli da imitare. In una delle sue lezioni infranse, però, una regola non scritta criticando l’opera di un architetto vivente: il disprezzo mostrato verso il progetto di Robert Smirke (suo allievo dal 1796 e divenuto celebre poi per aver realizzato la facciata del British Museum) per la ricostruzione del Covent Garden comportò la sospensione delle lezioni alla Royal Academy.


Soane dunque cercò sollievo alle sue disavventure professionali impegnandosi nella ricostruzione del numero 13 di Lincoln’s Inn Fields. A differenza del civico 12, il numero 13 fu una decisa affermazione architettonica e le sue logge in aggetto attrassero rapidamente l’attenzione dell’ispettore distrettuale. L’azione legale che ne seguì nell’autunno, unita alla profonda delusione causatagli dal tormentato rapporto con i figli, lo indusse a comporre un’involuta cronistoria dei suoi problemi, intitolata Crude Hints Towards an History of my House in Lincoln’s Inn Fields, che, più volte riscritta, presentava il desolato ritratto di un uomo e “di un nido di vespe sufficiente a uccidere il più forte degli esseri umani”. Il suo carattere collerico e la sua ipersensibilità alle critiche erano ben noti anche tra gli amici più intimi. Il temperamento mutevole era leggendario e le sue sconcertanti contraddizioni fin troppo evidenti: Humphry Repton, architetto del paesaggio, riteneva che fosse “di natura tanto buona quanto aspra in apparenza”, mentre il pittore Benjamin Robert Haidon, di carattere altrettanto tempestoso, lo considerava un “simpatico guastafeste” (PenroSe 1927, p. 328). Soane, come il suo amico J.M.W. Turner, veniva spesso definito “pazzo”. Entrambi erano ipersensibili alle critiche che le loro opere inevitabilmente attiravano ed erano estremamente competitivi verso i loro pari: avevano, infatti, lottato strenuamente per la loro ascesa sociale, partendo da ambienti simili, e mostravano la medesima astuzia nella conduzione degli affari (Darley 2000, p. 21). Tuttavia Soane manifestò sempre enormi capacità di ripresa, sia fisica sia mentale, e, anche se destabilizzato da una profonda depressione o da una seria malattia, era in grado di recuperare rapidamente il suo equilibrio professionale. Riprese, dunque, il professorato presso l’Accademia e tornò a lavorare per il Primo Ministro. Egli ribadì per tutta la vita l’importanza della Royal Academy, cui riteneva di dovere tutto, non solo per l’educazione all’architettura ricevuta, ma anche per aver sostenuto le spese del Grand Tour, durante il quale aveva conosciuto i benefattori che avrebbero inciso profondamente sulla sua carriera. Nel 1795, divenuto uno dei venti Associate Members della Royal Academy, iniziò subito a impegnarsi per poter diventare accademico a tutti gli effetti: ottenere un posto al centro del sistema culturale britannico non era impresa da poco e poteva costituire un vantaggio non indifferente per la sua carriera professionale e per la sua posizione sociale. Il suo carattere ambizioso si evince proprio dagli intrighi da lui orditi per sottrarre il professorato di architettura al suo antico maestro, Dance (D. Watkin 2000, p. 38).


Dal 1812 in poi Soane e la moglie Lady Eliza, appassionata collezionista d’arte e archeologia, vissero in una sorta di semi-public house in cui, come l’architetto desiderava, il museo era aperto agli studenti e agli appassionati che volevano trarre ispirazione dalle sue collezioni e dal modo eccentrico in cui erano esposte. Indubbiamente il civico 13 di Lincoln’s Inn Fields costituisce uno degli interni più originali e stravaganti della Londra ottocentesca: “(…) visiting Sir John Soane’s Museum is like a journey inside someone’s head.” (Darley 1999, p. VII). Spesso i visitatori che si avventuravano al suo interno trovavano la casa immersa in un bizzarro stato di confusione e disordine a causa dei frequentissimi lavori di ristrutturazione cui l’edificio intero era sottoposto e per il continuo arricchimento della collezione i cui pezzi necessitavano dunque di continue ricollocazioni.


Dal Sir John Soane Memorial ai Telephone kiosk


Dopo la morte dell’amatissima Eliza, nel 1815, e del primogenito John, Soane non poté trovare conforto neanche nella religione: detestava infatti la Chiesa e i prelati e, come il suo eroe Napoleone Bonaparte, pur nei periodi peggiori della sua vita, non era “ancora così prostrato da rifugiarsi nei rimedi spirituali” (“The Times”, 5 luglio 1821). La tomba di famiglia (divenuta particolarmente nota perché, come vedremo più avanti, agli inizi del 1900, sul suo modello fu ideato il famoso prototipo delle “cabine telefoniche” londinesi di color rosso sparse in città) in cui furono tumulati Eliza, John e Soane stesso, non reca alcun simbolo cristiano. Il secondogenito George (giornalista, considerato con i suoi articoli infamanti la causa della morte di Lady Eliza) definì il padre “figlio di Voltaire”, in un’accezione chiaramente offensiva e, in verità, è dalla tomba di Jean Jacques Rousseau a Ermenonville, circondata di pioppi, che Soane trasse l’ispirazione (Darley 2000, p. 25) per progettare il mausoleo di famiglia da cui George fu bandito. Dopo gli eventi luttuosi che lo colpirono, il progetto più importante dell’architetto – impegnato ad aggiungere pezzi alla collezione e a risistemarne la disposizione – fu il completamento del numero 13 di Lincoln’s Inn Fields, che intendeva trasformare in un museo sempre più ricco da lasciare in eredità al suo Paese. Nel 1823 comprò e ricostruì una terza casa, il civico 14 di Lincoln’s Inn Fields. Affittò i piani superiori ma utilizzò l’interrato per estendere il suo museo. Le facciate delle tre case costituiscono ancor oggi un’unità simmetrica. Il museo, aperto al pubblico negli ultimi anni di vita dell’architetto (il primo libro dei Visitatori del civico 13 si data al 1835), subito dopo la sua morte, nel 1837, fu affidato ai Trustees, gli Amministratori nominati nel 1833 nell’Atto del Parlamento (con il quale il museo fu ufficialmente fondato, donato alla fruizione pubblica e amministrato fino al 1969), che concessero ai visitatori l’ingresso tramite biglietto in alcuni giorni della settimana: dal 4 aprile di quell’anno circa 64 visitatori al giorno. Intorno al 1830, Soane aveva acquisito il titolo di “padre” della professione di architetto divenendo noto come grande filantropo. Infatti, oltre che nel museo – che con le sue collezioni e la sua biblioteca era stato istituito a beneficio delle future generazioni di architetti – era coinvolto da tempo nella Artist’s General Benevolent Institution e nel Royal Literary Fund, conscio dell’incertezza che dominava la vita degli artisti. Il suo peculiare e personalissimo stile architettonico gli valse numerose critiche in vita e ben pochi seguaci dopo la morte. La ricapitolazione ufficiale della sua carriera fu letta pochi giorni dopo il luttuoso evento da Thomas Leverton Donaldson (1795-1885: architetto inglese, primo professore di architettura presso l’University College London - UCL, uno dei fondatori del Royal Institute of British Architects): Soane doveva essere lodato per le sue azioni come benefattore, per la sua opera come professore di architettura, per la generosità della sua donazione, avendo egli lasciato alla nazione la propria casa (e il) museo con la sua bella biblioteca raccolta a beneficio degli studenti di architettura; ma non per la sua architettura, che fu giudicata “peculiare”, personale e incline alle novità. Donaldson espresse così le molte critiche alla cosiddetta eccentricità che Soane aveva sopportato per tutta la sua vita professionale.


Finalmente, durante i primi due decenni del XX secolo si ebbe una rivalutazione dell’opera di Soane grazie al revival del classicismo e a un nuovo interesse del pubblico per l’architettura post-impressionistica e moderna. Fu intorno al 1920 che egli divenne l’architetto universalmente ammirato che è oggi. Nel 1924 la Royal Fine Art Commission invitò tre importanti architetti a progettare un telephone kiosk “suitable for erection in thoroughfares of large towns” e in grado di essere prodotto in massa a non più di 40 sterline al pezzo.


Come scrisse Gavin Stamp nel 1989, il progetto di Sir Giles Gilbert Scott era “solid, beautiful and practical… arguably one of the very best examples of British industrial design”, per questo vinse. L’architetto, nel concepire il prototipo K2, si era ispirato alla tomba di famiglia di John Soane a St Pancras Gardens da cui aveva tratto gli espedienti tipicamente soaniani della volta composta da quattro leggeri segmenti d’arco e della modanatura della porta caratterizzata da una decorazione a cannicci. Scott divenne un Trustee del Sir John Soane’s Museum l’anno successivo, nel 1925. Nel 1934 gli fu commissionato il progetto di una versione – la K6 – più economica e semplice della K2 risultata vincitrice un decennio prima: ne furono prodotti più di 60.000 esemplari e la K6, nel tempo, divenne una vera e propria icona britannica nel mondo: imitata, oggetto del merchandising più sfrenato e persino musealizzata.