• Simona Sanchirico

Il Parco archeologico di Tuscolo

Mito e storia nell’archeologia. Il parco archeologico di Tuscolo tra ricerca e divulgazione


Parco Archeologico di Tuscolo, ingresso dell'area monumentale (Forma Urbis, apr/mag/giu 2020, p. 6)


Posto a sud-est di Roma, in uno dei punti dominanti dei Colli Albani, Tusculum, uno dei siti archeologici di maggior rilievo del Latium Vetus, a un certo punto della storia perse le sue originarie connotazioni strategiche e divenne, a partire dal II sec. a.C., residenza estiva privilegiata dei più importanti personaggi dell’epoca, come ad esempio Marco Porcio Catone e Marco Tullio Cicerone. Quest’ultimo, nel 45 a.C., compose le Tusculane Disputationes proprio nella sua amatissima villa di Tuscolo, nella quale si era ritirato dopo la morte della figlia Tullia e le derive assolutistiche cesariane che l’avevano portato a un allontanamento dalla politica e a dedicarsi in modo prevalente allo studio della filosofia.


Le origini di questo luogo ameno si perdono nella notte dei tempi e due sono le tradizioni principali sulla fondazione della città, una latina – secondo cui le più antiche comunità del Lazio erano sorte per volere del latino Silvio, re di Albalonga – e l’altra greca, destinata a divenire in età storica la più rappresentativa per Tusculum.


Quest’ultima tradizione, infatti, vuole che a fondare la città, circa 400 anni prima di Roma, sia stato il parricida involontario Telegono (= nato lontano), figlio di Ulisse e della maga Circe. Genealogie di eroi greci, considerati ecisti di città importanti, sono molto diffuse in tutta Italia: ad esse ricorrevano non solo le famiglie nobili per darsi lustro, ma anche le singole città cercavano di attribuirsi origini eccellenti di derivazione greca, al fine di stabilire tra di loro legami politici, di sottolineare l’alta antichità della loro storia e di giustificare con argomentazioni storiche o pseudostoriche il loro controllo su un determinato territorio.


Questi miti in genere coesistevano con le tradizioni indigene. Nel caso di Tuscolo, la saga di Telegono nel Lazio si lega direttamente con il finale dell’Odissea, in cui l’indovino Tiresia vaticina le nuove avventure di Ulisse ritornato a Itaca e la sua morte per mano del figlio (che l’eroe identificherà, fatalmente sbagliando, con Telemaco). Telegono è stato infatti protagonista di un poema di Eugammone di Cirene (600 a.C. circa), la Telegonia, giunto a noi in pochi frammenti che illustrano il suo percorso in Italia (che prese il nome da suo figlio Italo) e le sue imprese in Magna Grecia. Secondo il racconto, Odisseo/Ulisse viene ucciso per errore dall’ignoto figlio Telegono che, approdato a Itaca ma credendola Corcira, si dà alle razzie di bestiame per sfamare i compagni di viaggio, suscitando così la reazione del vecchio padre. A quel punto, spinto dalla dea Atena, Telegono prende le spoglie di Ulisse e, insieme al fratellastro Telemaco e alla vedova Penelope, fa ritorno nell’isola della madre Circe che, grazie ai suoi poteri, dona a tutti l’immortalità. La storia si conclude con il matrimonio di Telegono con Penelope e di Telemaco con Circe.


La prima fonte che collega Telegono alla città di Tuscolo è costituita dalle monete coniate dalla locale gens Mamilia, che vantava di discendere da Ulisse attraverso Mamilia, la figlia di Telegono nata nella città appena fondata, così come riportato da Festo (Verb. 136,6). Il successo della tradizione greca della fondazione di Tusculum rispetto a quella latina è ben attestato dal punto di vista archeologico dal ritrovamento, nell’area del complesso foro-teatro di Tuscolo, dei piedistalli in tufo locale delle statue bronzee purtroppo perdute dell’eroe fondatore Telegono e del fratellastro Telemaco, con i rispettivi nomi incisi, cui si uniscono le basi di altre due coppie, una costituita dagli eroi Oreste e Pilade e una formata da personaggi storici, i consoli Fulvio Nobiliore e Cecilio Metello, cui si aggiunge il drammaturgo Difilo.


Gli scavi che portarono in luce i piedistalli e molti altri pezzi pregevoli che andarono ad arricchire la sua collezione di antichità furono quelli realizzati nell’Ottocento da Luciano Bonaparte nel centro monumentale di Tuscolo. Oggi le ricerche archeologiche che coinvolgono il Parco Archeologico di Tuscolo fervono e sono condotte, con il sostegno della Comunità montana dei Castelli Romani e Prenestini, ormai da ben venticinque anni, dalla Escuela Española de Historia y Arqueologìa en Roma – CSIC che, nel tempo, ha ottenuto importantissimi risultati, molti dei quali ben visibili e apprezzabili se ci si reca sul posto a visitare personalmente questi luoghi tuttora incantevoli e da scoprire.


 


Bibliografia essenziale

S. Gatti, “La fondazione di Praeneste e Tusculum e lo sguardo del viaggiatore del Grand Tour”, in I. Salvagni e M. Fratarcangeli (a cura di), Oltre Roma. Nei Colli Albani e Prenestini al tempo del Grand Tour, Roma 2012

D. Gorostidi Pi, “Il mito e la storia. Gli eoi greci a Tusculum”, in I. Salvagni e M. Fratarcangeli (a cura di), Oltre Roma. Nei Colli Albani e Prenestini al tempo del Grand Tour, Roma 2012