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  • Giulia Resta

Il primo re

La storia dei fratelli Romolo e Remo e della fondazione della città eterna raccontata dal regista Matteo Rovere con Alessandro Borghi e Alessio Lapice

"Per diventare re due fratelli sfideranno gli dei. Dal sangue di uno di loro sorgerà Roma"


“Il primo re”, film storico-drammatico del 2019 diretto da Matteo Rovere, è basato sulla storia di Romolo e Remo e sulla fondazione di Roma e vede come protagonisti Alessandro Borghi - nei panni di Remo - e Alessio Lapice nei panni di Romolo. Prodotto da Groenlandia, Rai Cinema e GapBusters in associazione con Roman Citizen e distribuito da 01 Distribution, la pellicola è una coproduzione italo-belga realizzata con il sostegno e il contributo della Regione Lazio e della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e con il supporto di Belgian Tax Shelter e Casa Kafka Pictures.


Il film, oltre alle candidature come miglior film, migliore regia e miglior attore protagonista (di Alessandro Borghi), ha vinto tre Nastri d’Argento nel 2019 e tre David di Donatello nel 2020 per miglior produzione, miglior fotografia e miglior suono.


La trama del film è una rivisitazione del mito epico di Romolo e Remo. Siamo nel 753 a.C., anno della fondazione di Roma, e la città viene colpita da una travolgente esondazione del fiume Tevere che coglie di sorpresa, tra gli altri, anche i due fratelli pastori Romolo e Remo che si troveranno a lottare per la vita. Due fratelli soli, nell’uno la forza dell’altro, pronti a sfidare il volere degli dei e dal cui sangue nascerà il più grande impero che la storia ricordi: Roma.


Ci troviamo di fronte a un’opera non convenzionale: Rovere porta sullo schermo un mondo leggendario ricostruito in modo realistico e dettagliato anche grazie ad alcune coraggiose scelte di regia. In primis la scelta di utilizzare come unica lingua parlata del film il protolatino, una lingua artefatta, un idioma ricostruito da esperti di cui non si hanno testimonianze scritte: Rovere si è servito dell’aiuto e del supporto di alcuni linguisti e studiosi che mescolando latino, etrusco e osco hanno lavorato alla creazione di una lingua quanto più realistica. Un lavoro che nasce dall’esigenza di autenticità e dal desiderio di far immergere lo spettatore nel passato mitico di Romolo e Remo. Sicuramente una scelta coraggiosa che enfatizza l’accuratezza storica con cui il regista ha lavorato alla realizzazione di quest’opera.


Rovere, inoltre, collabora con studiosi ed esperti anche per la realizzazione della scenografia: è prezioso infatti il supporto e il lavoro svolto da archeologi ed etruscologi, unito alla consultazione di fonti storiche, per la ricostruzione delle scenografie e in particolare degli insediamenti urbani precedenti alla fondazione di Roma. Per le riprese del film sono stati scelti prevalentemente territori del Lazio, in particolare Nettuno, Viterbo e Manziana, e l’oasi di Alviano, situata in Umbria. Altra scelta curiosa è stata quella di girare tutte le scene del film servendosi solo della luce naturale per ricreare quanto più possibile un’atmosfera mitica e incredibile.

Rovere dimostra il suo coraggio e la sua bravura non solo per la scelta del film, genere molto complesso e poco frequentato, ma anche per la complessità dei temi che tratta: dalla religione al libero arbitrio, dall’amore fraterno al fratricidio, dal sacrificio al dolore.


"L’idea alla base è sicuramente quella di fare un film su questa storia, visto che mi affascinava e mi affascina molto la natura di questo mito, questo dualismo che c’è dentro al racconto, questa visione che i gemelli hanno della vita, il destino, il determinarsi o no, l’esistenza di Dio o meno, tutto questo dentro alla mia grande passione. Un cinema d’azione, spettacolare e di intrattenimento e che vive delle sequenze all’interno delle quali trova il suo senso e il suo significato" (Matteo Rovere)

 

Sitografia

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